Da dove nasce una fiaba? – Edizioni Dorotea
Da dove nasce una fiaba?

Da dove nasce una fiaba?

La risposta, almeno questa volta, si nasconde dietro l'oblò di una vecchia lavatrice.

Da bambino rimanevo spesso seduto davanti alla lavatrice.

A pensarci oggi fa quasi sorridere, ma quel grande oblò mi affascinava. Restavo lì a guardare il cestello che iniziava a girare lentamente, poi sempre più veloce. L'acqua, il rumore, le vibrazioni... mi sembrava che quella macchina potesse portare tutto chissà dove.

Da piccolo non pensavo certo al funzionamento di una lavatrice. Guardavo quel vortice con gli occhi di un bambino. E, come spesso accade ai bambini, la fantasia faceva il resto.

Per anni quel ricordo è rimasto lì, nascosto da qualche parte.

Poi, un giorno, senza un motivo preciso, è tornato a galla.

Mi sono chiesto:

E se quella lavatrice potesse davvero riportare indietro nel tempo?

È stata una di quelle idee che arrivano all'improvviso. Semplice. Quasi assurda. Ma anche terribilmente affascinante.

All'inizio pensavo di avere trovato soltanto un espediente divertente per raccontare una storia.

In realtà mi sbagliavo.

Perché, mentre Luigi iniziava a viaggiare nel passato per rimediare ai suoi piccoli errori, mi sono accorto che il vero viaggio non era quello nel tempo.

Era quello dentro di lui.

E forse, in fondo, anche un po' dentro ciascuno di noi.

Credo che, prima o poi, sia capitato a tutti, bambini e adulti, di pensare:

"Se potessi tornare indietro..."

Per chiedere scusa.

Per dire qualcosa che non abbiamo avuto il coraggio di dire.

Per evitare una figuraccia.

O semplicemente per fare una scelta diversa.

Forse è proprio questo che rende così affascinante l'idea del viaggio nel tempo. Non tanto la possibilità di cambiare la storia del mondo, quanto quella di cambiare un piccolo momento della nostra storia.

Ed è esattamente ciò che prova a fare Luigi.

Ogni volta che preme quel grosso pulsante rosso è convinto che basti modificare un dettaglio per far andare tutto come avrebbe voluto.

Ma, proprio come accade nella vita, le cose non seguono quasi mai i nostri piani.

Anzi, a volte un piccolo cambiamento è sufficiente per creare conseguenze ancora più imprevedibili.

Emanuele Gagliardini
Psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva · Luglio 2026

Ed è proprio lì che la fiaba ha iniziato a prendere forma.

Non volevo scrivere una storia sul viaggio nel tempo.

Volevo raccontare qualcosa che, prima o poi, capita a tutti noi: il desiderio di tornare indietro quando pensiamo di aver sbagliato.

Perché proprio Luigi?

In realtà, Luigi avrebbe potuto chiamarsi in qualsiasi altro modo.

Quello che contava davvero era che fosse un bambino.

Un bambino curioso, pieno di fantasia e con una qualità che, crescendo, rischiamo un po' tutti di perdere: la libertà di credere che certe cose possano davvero accadere.

Che una scatola possa diventare un'astronave.

Che sotto il letto si nasconda un mostro.

Che una coperta sia un mantello da supereroe.

E perché no... che una vecchia lavatrice possa davvero riportare indietro nel tempo.

Gli adulti, invece, cercano subito una spiegazione.

I bambini no.

Prima di chiedersi se una cosa sia possibile, provano a immaginarla.

Ed è proprio quella libertà che volevo conservare.

Per questo non ho mai cercato di spiegare come facesse quella vecchia lavatrice a riportare Luigi nel passato.

Non mi interessava.

Mi interessava molto di più raccontare cosa sarebbe successo quando Luigi avrebbe deciso di premere quel grosso pulsante rosso.

Dove mi ha portato la lavatrice?

Quando ho iniziato a scrivere, pensavo che la lavatrice mi avrebbe portato indietro nel tempo.

Non immaginavo che mi avrebbe portato molto più lontano.

Credevo di avere trovato un'idea originale per raccontare una storia divertente.

Pensavo ai viaggi nel passato, alle figuracce, ai colpi di scena, ai piccoli disastri che Luigi avrebbe combinato nel tentativo di rimediare ai suoi errori.

E, in effetti, mi sono divertito moltissimo a scrivere quelle pagine.

Ma, a poco a poco, è successo qualcosa che non avevo previsto.

La lavatrice ha smesso di essere il centro della storia.

Quasi senza accorgermene, hanno iniziato a esserlo Luigi, Geronimo, la mamma e il papà.

Non erano più personaggi che servivano a far andare avanti la trama.

Erano diventati persone.

Con i loro silenzi.

Le loro paure.

Le loro fragilità.

E con tutto l'amore che, a volte, non riesce a trovare le parole giuste per farsi vedere.

È stato in quel momento che ho capito una cosa.

La lavatrice non serviva a cambiare il passato.

Serviva a permettere a Luigi di guardarlo da un'altra prospettiva.

Perché, a volte, gli avvenimenti non cambiano.

Ma può cambiare il modo in cui li comprendiamo.

Ed è proprio lì che, senza averlo programmato, la storia ha iniziato a parlare anche a me.

Oggi, quando guardo Luigi e la lavatrice del tempo finito, mi accorgo che quella vecchia lavatrice ha fatto molto più che riportare indietro il suo protagonista.

Ha riportato indietro anche me.

Mi ha fatto ritrovare un ricordo che pensavo di avere dimenticato.

E mi ha restituito, almeno per un momento, lo sguardo con cui da bambino osservavo il mondo.

E mi ha insegnato che, a volte, le storie più belle non nascono da un'idea brillante.

Nascono da qualcosa che ci accompagna da sempre e che, senza fare rumore, aspetta soltanto il momento giusto per essere raccontato.

Pensavo di scrivere una fiaba per i bambini.

Alla fine mi sono accorto che, in qualche modo, l'avevo scritta anche per il bambino che ero stato.

E forse, se leggerete questa storia insieme ai vostri figli, scoprirete che quel bambino è rimasto, in silenzio, anche dentro di voi.

Emanuele Gagliardini
Psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva · Luglio 2026

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